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Un soggetto nuovo è apparso all’orizzonte: il Legnasocial

Caro direttore, come stai? È un po’ di tempo che non mi prendo la briga di scriverti per illustrarti il mio punto di vista su questo o su quello. Credo che l’ultima volta sia stata prima che partissi per le Americhe. Il che, vuol dire, almeno quattro anni fa. Poi, tra una balla e quell’altra, le cose sono andate come sono andate e, forse complice l’inedia sempre più marcata, mi sono lasciato assuefare come fossi imbarcato su una nave che non avrebbe mai più attraccato nel porto legnanese. E invece, eccomi qui, a raccontarti la mia (solo la mia, per carità) su una personalità del tutto nuova della città di Bonvesin de La Riva, Giuseppe Tirinnanzi, Gianfranco Ferrè (solo per citarne alcuni, sennò stiamo qui a riempire ‘sta lettera solo con i nomi “illustri”). 

Come ben sai, e come ti ricorderai e spero ricorderanno i tuoi lettori che hanno avuto la pazienza di leggermi, ho sempre criticato severamente, ma con onestà, i cambiamenti comportamentali, ma soprattutto ideologici, di una città affascinante che ha avuto la grazia di mettermi al mondo. Mai, giuro mai, mi sarei immaginato di mettermi al computer per scriverti e analizzare un soggetto del tutto nuovo che è apparso all’orizzonte e si è palesato con sufficienza e senza resistenze. Un soggetto nuovo che, se nel mondo certo nuovo non è, davvero non credevo che una realtà come Legnano, così sofisticata e illuminata, carica di genialità e bei modi, borghesemente aristocratica, ma anche regalmente proletaria, potesse interiorizzare fino a diventare quotidianità: il Legnasocial. 

Da tempo, ormai, leggo mio malgrado le molteplici pagine social che sono nate attorno alla comunità legnanese. Ne ho contate, solo fu FB (per dirla alla gggiovane, con tre G) almeno dieci. E quindi, ti chiederai? Nulla. Quindi, nulla. Possono “nascerne” - magari portate dalla cicogna -, anche mille. Duemila. Tremila. Millemila. Il punto è che, scorrendo queste “pagine” giorno dopo giorno, sprecando cinque minuti del mio tempo libero, che non è molto, ma non è nemmeno proprio del tutto essenziale, ho notato uno svilimento nella gestione dell’analisi. Quella, per intenderci, che ho sempre pensato fosse alla base della nostra comunità caparbiamente testarda nel restare, come mi diceva la mia nonna, “con i piedi per terra”. Ora: so bene che analisi e social network sono un po’ come il limone nel caffè, ma al Legnasocial probabilmente piace, soddisfa, esaudisce, risolve, ringalluzzisce, genera, alimenta. Si fa strada a colpi di tastiera, cresce, rinvigorisce, tonifica. Prospera grazie ai “like” e ai “commenti”; fiorisce, vigoreggia, alimenta, arricchisce ego e cocciutaggine nel discettare e analizzare, nel criticare e osannare, nel generare inutilità, contrasto, disarmonia. Il Legnasocial evita la piazza, il forum, l’agorà, la realtà viva e verace come fossero il Satanasso. È, però, gran campione di genesi da 140 caratteri, olimpionico di Photoshop e post, ironico da tastiera, barzellettiere da audio, cantastorie senza storie, cantante senza canzoni, scrittore senza parole.

Il Legnasocial lo incontri perché non c’è. È un’entità tutta nuova che ha fatto dell’ologramma la sua essenza, la sua natura, la sua esistenza. La sua sopravvivenza. È presente perché non lo trovi. Mai. Mai nelle strade. Mai nelle piazze. Mai nei bar. Mai nei (pochi) circoli rimasti. Mai nelle (poche) trattorie rimaste. Sta sempre lì con le sue convinzioni a dire-fare-brigare perché sa, è risoluto, sicuro, consapevole, certo che la sua/mia/nostra città sarà migliore smanettando e postando. E quando provi a portarlo fuori, in strada, tra la gente, “tra di noi”, a raccontarsi storie o barzellette, a bere un bicchiere di vino o una birra, a conoscere il prossimo o la prossima, a commentare il perché o il percome di questo o di quello, nei posti, insomma, dove la città avrebbe bisogno di quella illuminata creatività che ci ha sempre contraddistinto, ebbene, quando provi a fare questo non lo trovi. Sparisce. Svanisce. Si dematerializza. Come un ologramma quando è terminata la batteria. Salvo poi, rincasando e spendendo cinque minuti del mio tempo (che non è molto, ma non è nemmeno proprio del tutto essenziale) ritrovarlo lì, dove lo avevo lasciato. Dove ormai da troppo tempo, il Legnaosocial critica, infiamma, esalta, aizza, scatena, sobilla, incita, suggestiona, istiga. Vive.

Con affetto, immutato.

Pierluigi Viggiano