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Spia il cellulare della moglie: 58enne condannato anche se lei sapeva

L'installazione di uno spy software sul telefono cellulare della moglie per intercettarne le comunicazioni telefoniche ha portato un 58enne alla condanna per "installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche".

La condanna era stata pronunciata dal Tribunale di Busto Arsizio in primo grado e poi confermata dalla Corte di Appello di Milano. E l'uomo non ha trovato miglior fortuna davanti alla quinta sezione penale di Piazza Cavour, alla quale si era rivolto lamentando che la destinataria delle intrusioni era stata informata dal figlio dell'istallazione del software e perciò non aveva subito alcuna lesione della propria libertà di comunicazione. 

Tesi che non ha trovato però d'accordo gli Ermellini: secondo il Palazzaccio, infatti, il reato «anticipa la tutela della riservatezza e della libertà delle comunicazioni mediante l'incriminazione di fatti prodromici all'effettiva lesione del bene, punendo l'installazione di apparati o di strumenti, ovvero di semplici parti di essi, per intercettare o impedire comunicazioni o conversazioni telefoniche».

Perchè la configurabilità del reato, quindi, per la Suprema Corte va considerata la «sola attività di installazione e non a quella successiva dell'intercettazione o impedimento delle altrui comunicazioni, che rileva solo come fine della condotta, con la conseguenza che il reato si consuma anche se gli apparecchi installati, fuori dall'ipotesi di una loro inidoneità assoluta, non abbiano funzionato o non siano stati attivati».

(Leda Mocchetti)