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Assegno di divorzio, sul calcolo pesa il contributo dell'ex coniuge

In principio era il tenore di vita della coppia. Poi si è passati all'autosufficienza del coniuge economicamente più debole. E oggi il Palazzaccio a Sezioni Unite è intervenuto con una decisione attesa da aprile che risolve finalmente il contrasto giurisprudenziale relativo al calcolo dell'assegno di divorzio.

Da Piazza Cavour hanno stabilito che «all’assegno di divorzio deve attribuirsi una funzione assistenziale e, in pari misura, compensativa e perequativa». E per questo secondo gli Ermellini per il riconoscimento dell'assegno va adottato un criterio composito che, «alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto».

Basta con gli automatismi, quindi, e spazio alla valutazione dei casi concreti: la decisione odierna della Suprema Corte dà vita ad un nuovo parametro basato «sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo».

Anche perchè, la Cassazione lo sottolinea, «il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico-patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale».

(Leda Mocchetti)