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"Furbetti" del bus, è reato dare generalità false al controllore

Novelli Ajeje Brazorf, fate attenzione: dal Palazzaccio arriva la linea della tolleranza zero per i "furbetti" del bus che, "beccati" senza biglietto, danno generalità false. La quinta sezione penale di piazza Cavour, infatti, ha stabilito che mentire sui propri dati personali al controllore integra il reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, escludendo la possibilità di applicare la norma sulla particolare tenuità del fatto e quindi la non punibilità.

Cambio di rotta, quindi, per gli Ermellini: la Corte di legittimità, infatti, in passato in situazioni analoghe aveva condannato per il reato di false attestazioni sull'identità, identificando nel controllore un incaricato di pubblico servizio e non un pubblico ufficiale. Questa volta, invece, la Suprema Corte ha sottolineato che «ciò che è dirimente per tracciare il discirmine tra il meno grave reato di "false dichiarazioni sulla identità o qualità personali", di cui all'art. 496 c.p., dal più grave reato affine di "falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o qualità personali", di cui all'art. 495 c.p., è rappresentato dalla destinazione delle dichiarazioni rese dall'agente ad essere trasfuse in atto pubblico».

E nel caso di specie il Palazzaccio ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale di Bologna prima e della Corte d'Appello felsinea poi, dal momento che «la destinazione del privato è destinata ad incidere direttamente sulla formazione dell'atto pubblico costituito dal verbale di accertamento, integrando così l'elemento che caratterizza la fattispecie più grave». 

(Leda Mocchetti)