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"Di tutto ciò che in vita ebbimo a cuore non rimarrà il più piccolo ricordo"

A volte sulla sponda della via
preso da un infinito scoramento
mi seggo; e dove vado mi domando,
perché cammino. E penso la mia morte
e mi vedo già steso nella bara
troppo stretta fantoccio inanimato...

Quant’albe nasceranno ancora al mondo
dopo di noi!
Di ciò che abbiam sofferto
di tutto ciò che in vita ebbimo a cuore
non rimarrà il più piccolo ricordo.

Le generazioni passan come
onde di fiume...

Una mortale pesantezza il cuore
m’opprime.
Inerte vorrei esser fatto
come qualche antichissima rovina
e guardare succedersi le ore,
e gli uomini mutare i passi, i cieli
all’alba colorirsi, scolorirsi
a sera ...

Camillo Sbarbaro, in Pianissimo (1914)
pubblicato da Marsilio Editore a cura di Lorenzo Pulato

Era il 1914. Il mondo risuonava di bombe e proclami. Il rombo delle avanguardie e della tecnologia riempiva l'atmosfera. Eppure, in Italia, in mezzo a questo clima, c'era chi decise di parlare sottovoce, anzi, "Pianissimo". Era Camillo Sbarbaro, poeta che racconta l'uomo nella città.

Curiosità su Sbarbaro? Era un grande amante della botanica. Oltre ad essere poeta e insegnante di lettere classiche, infatti, è stato il lichenologo italiano più influente della prima metà del Novecento. Lui stesso donò la sua collezione di licheni al Museo di Storia Naturale di Genova.

(Chiara Lazzati)