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"Autoritratto" di Alessandro Manzoni

Capel bruno, alta fronte, occhio loquace,
     Naso non grande e non soverchio umìle,
     Tonda la gota e di color vivace,
     Stretto labbro e vermiglio, e bocca esìle;

Lingua or spedita, or tarda, e non mai vile,
     Che il ver favella apertamente, o tace;
     Giovin d’anni e di senno, non audace,
     Duro di modi, ma di cor gentile.

La gloria amo, e le selve, e il biondo Iddio;
     Spregio, non odio mai, m’attristo spesso;
     Buono al buon, buono al tristo, a me sol rio.

All’ira presto, e più presto al perdono,
     Poco noto ad altrui, poco a me stesso,
     Gli uomini e gli anni mi diran chi sono.

Alessandro Manzoni, "Autoritratto" o "Ritratto di se stesso", 1801

E' un giovanissimo Alessandro Manzoni quello che scrive questo sonetto. Appena 16enne, il ragazzo destinato ad essere uno dei padri della letteratura italiana si diede all'esercizio stilistico di un autoritratto in versi. Prima della conversione al cattolicesimo, prima dei Promessi Sposi, prima delle grandi opere che rivoluzionarono il teatro e prima della nomina a Senatore del Regno.

Da "Autoritratto" emergono alcuni tratti di Manzoni: la balbuzie (grande cruccio per i discorsi in Senato) e il carattere schivo (che andrà a inasprirsi negli anni), facile ad accendersi di rabbia, ma ancora più incline al perdono.

Se vi incuriosisce scoprire la parte più intima e familiare di uno degli artisti italiani più grandi di tutti i tempi, tra amore, liti con i figli, terribili lutti, paure e la lotta per l'Unità d'Italia, Natalia Ginzburg ha firmato "La famiglia Manzoni".

(Chiara Lazzati)