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"Sulle scale" di Costantino Kavafis

Scendevo quella maledetta scala;
tu entravi dalla porta; per un attimo
vidi il tuo viso ignoto e mi vedesti.
Poi, per non essere rivisto, mi nascosi, e tu
passasti in fretta, nascondendoti il viso,
e t’infilasti in quella maledetta casa
dove non avresti trovato il piacere, come anch’io del resto.

Pure, l’amore che volevi l’avevo io da darti;
l’amore che volevo – lo dissero i tuoi occhi
sciupati e diffidenti – l’avevi tu da darmi.
Si sentirono, si cercarono i nostri corpi;
compresero la pelle e il sangue.

Ma ci nascondemmo, tutt’e due sconvolti.

Costantino Kavafis (in "Le poesie" a cura di Nicola Crocetti, Einaudi, 2015)

Costantino Kavafis è un poeta greco, nato e vissuto ad Alessandria d'Egitto tra il 1863 e il 1933. Giornalista, agente di borsa e traduttore, ebbe una vita vissuta quasi in isolamento, senza eventi sconvoglenti, che portò gli studiosi del poeta, come Giorgio Seferis, a dire: «al di là della sua poesia Kavafis non esiste». Kavafis scrisse le sue liriche più importanti solo una volta compiuti i 40 anni. E la grande fama arrivò post mortem.

Dominique Grandmont, suo traduttore francese, definì la poesia di Kavafis come «un'Iliade dei dimenticati». Nelle sue liriche troviamo personaggi ai margini della società, incertezza per il futuro, nostalgia, introspezione per la psicologia degli individui e l'omosessualità.

(Chiara Lazzati)