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"Anche tu sei l'amore" di Cesare Pavese

Anche tu sei l’amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole – cammini
in attesa. L’amore
è il tuo sangue – non altro.

Cesare Pavese, 23 giugno 1946

La poesia è dedicata a T. T., con tutta probabilità, come Teresa Motta, collaboratrice di Cesare Pavese all'Einaudi di Roma. Un amore breve, di pochi mesi, e che fu tutt'altro che assoluto, ma non per questo meno vero. Pavese parlerà di "Ter" nel suo diario: il poeta la vedeva come una donna non all'altezza del grande amore, al contrario di Connie per "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi". Ma che era particolare in tutte le sue differenze rispetto alle altre storie di Pavese: bassa, dolce, gioiosa, aperta e amichevole. E tutto si vede nell'incipit "Anche tu sei l'amore": anche, non solo tu. Insieme a "Le piante del lago" fa parte di un dittico dedicato a Teresa.

Quattro anni dopo, nel 1950, Cesare Pavese decise di porre fine alla sua vita con dieci bustine di sonnifero in una stanza di albergo. Era il 27 agosto 1950. Il biglietto di addio, trovato in un libro sul comodino, recitava: "Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi".

Le poesie di Cesare Pavese sono state raccolte e pubblicate da Einaudi nel volume: Le poesie (Einaudi editore, 1998).

(Chiara Lazzati)