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Fratus, ma chi e cosa te lo fa fare?

Cosa si nasconde dietro la decisione di Giambattista Fratus di conservare la carica di sindaco? La decisione, diciamola tutta, ha spiazzato chiunque segue gli eventi cittadini.

Una decisione da politico esageratamente "forte", così tanto da non apparire nemmeno... farina del suo sacco. Il sindaco di Legnano (comunque sospeso, perché agli arresti domiciliari) è sicuramente un amministratore navigato ed esperto. Sa bene quello che sta facendo, tuttavia, proprio perché in una condizione personale tanto delicata sul piano legale e umano, tutto avremmo potuto pensare ma non che avrebbe preso questa strada.

Tra l'altro, l'era Fratus si era praticamente conclusa con il consiglio comunale convocato a fine maggio per approvare il bilancio consuntivo. Lo stesso capogruppo leghista Federico Colombo aveva affermato che "era terminata quella esperienza politica". E, quando parla il capogruppo, difficile pensare che esprima soltanto il suo pensiero e non, piuttosto, anche quello del gruppo rappresentato.

      La prova di fedeltà al partito oppure la volontà di dimostrare la propria innocenza con un atto così vigoroso, dipende da come si vuole giudicare l'ultima scelta di Fratus, può anche "far dormire di nuovo sonni tranquilli" a qualcuno (come ci ha scritto stasera un lettore), ma mette in difficoltà la Lega legnanese.

Oggi, Fratus è criticato, ma ancor più lo è la Lega. In ottica futura, quella delle elezioni comunali, serviva proprio questa pubblicità al partito? 

Fratus si ritiene accusato ingiustamente? Bene, vada avanti sulla strada giudiziale e dimostri la sua innocenza. Ma, politicamente, questa sua decisione di restare sindaco appare anche una interferenza pericolosa per i programmi del partito.

Insomma, siamo proprio sicuri che la decisione di non dimettersi farà bene a lui, Gianbattista Fratus, e alla Lega?  Noi non ne siamo proprio sicuri. Per questo, aspettiamo con interesse le considerazioni degli alleati di governo.  I commenti degli oppositori hanno già invaso redazioni e web, con un solo grido: vergogna, vergogna!

(Marco Tajè)