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«La Franco Tosi non diventi un'altra città nel deserto»

A 75 anni di distanza dai fatti del 5 gennaio 1944, la Franco Tosi si è fermata per ricordare i suoi lavoratori deportati a Mauthausen. Ma non è solo ricordo, quello che si è celebrato venerdì 11 gennaio tra le mura di Piazza Monumento. Perchè oggi come 75 anni fa la Franco Tosi coinvolge tutta Legnano - e non solo - nelle sue vicende, che tuttora vedono pericolosamente in bilico la permanenza della storica fabbrica nella Città del Carroccio.

Lo hanno sottolineato i lavoratori, per bocca di Alberto Varoli e Diego Colombo della RSU, che hanno chiesto a gran voce che la Franco Tosi «non diventi un altra città nel deserto». E lo ha ribadito il sindaco Fratus: «L’anno scorso, alla mia prima partecipazione come sindaco a questa commemorazione, esprimevo l’auspicio che la Franco Tosi rimanesse qui. E dichiaravo, pur nella consapevolezza dei limiti imposti all’azione dell’ente locale, che l’amministrazione comunale avrebbe fatto tutto il possibile per evitare il trasferimento. Da allora a oggi si sono susseguiti numerosi incontri, anche al Ministero dello Sviluppo Economico, per definire il futuro della Franco Tosi Meccanica. Le nubi non sono scacciate ma la possibilità che si avviino trattative private per l’acquisto dell’area, superando il meccanismo delle gare al ribasso, apre nuove prospettive». 

Anche perchè quella che la fabbrica sta vivendo in queste settimane è «una trattativa "cruciale" tra proprietà e commissario straordinario, per la definizione ultima dell'acquisizione delle aree dello stabilimento e quindi, il mantenimento nel sito storico della Tosi - come ha sottolineato Bentivogli -. Attualmente i lavoratori sono coinvolti in una cassa integrazione ordinaria, ma se la trattativa si chiude positivamente e in tempi rapidi potranno partire anche gli investimenti per il rilancio produttivo. Vogliamo tornare ogni anno, per questa commemorazione, con la fabbrica aperta, forse è il modo migliorare per ricordarla e aver fatto vincere il lavoro e la dignità di cui è portatore».

(Leda Mocchetti)