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‘Ndrangheta: cinque arresti per l'omicidio di Aloisio a San Giorgio

Cinque arresti per l'omicidio di Cataldo Aloisio, il 34enne piccolo imprenditore edile di Cirò Marina trovato senza vita il 27 settembre 2008. I fermi sono scattati questa mattina, martedì 28 maggio, esattamente 10 anni dopo il ritrovamento del cadavere a San Giorgio sul Legnano, a poche decine di metri dal cimitero dove è sepolto Carmelo Novella. Gli arrestati risultano coinvolti anche in un secondo omicidio sempre di stampo mafioso e secondo gli inquirenti a compiere l'omicidio di Aloisio furono Vincenzo Rispoli e Vincenzo Farao. 

I fermi sono scattati a seguito di un'inchiesta coordinata dalle Procura di Milano e di Procura di Catanzaro. Il provvedimento cautelare emesso nei confronti dei cinque indagati è per omicidio aggravato dalle finalità mafiose.

L’attività di indagine segue l'operazione "Stige" condotta dai carabinieri del Ros nel gennaio del 2018 (con la quale è stata disarticolata la "locale" di ‘ndrangheta di Cirò), che ha consentito di dare nuovo impulso alle indagini sugli omicidi di Vincenzo Pirillo - ucciso a Cirò Marina il 5 agosto 2007 - e Cataldo Aloisio. 

L’attività investigativa condotta dal raggruppamento operativo speciale carabinieri (nelle sue articolazioni periferiche di Milano e Catanzaro), con la collaborazione del centro operativo della Dia di Milano e del Roniv del Comando Provinciale dei Carabinieri di Crotone, ha consentito di accertare come i due delitti, maturati in seno al sodalizio cirotano e decisi dai vertici della locale di Cirò Marina fossero tra loro strettamente collegati e finalizzati al mantenimento degli equilibri interni all’organizzazione.

L’esecuzione dell’omicidio in territorio lombardo, affidata, secondo la ricostruzione emersa dalle indagini, al capo della locale di Legnano e Lonate Pozzolo, Vincesco Rispoli, conferma, inoltre, che le due locali di ‘ndrangheta, operanti, rispettivamente, sul territorio di Cirò Marina e Legnano, siano strettamente collegate ed operino in stretta sinergia, come già accertato da sentenze definitive.

Dalle ordinanze dei Gip di Milano e Catanzaro emerge, in particolare, che l’eliminazione di Pirillo – per un periodo reggente della cosca – era stata decisa ed eseguita per punirne l’impropria gestione delle casse del clan. Pirillo, secondo quanto accertato, aveva anteposto i propri interessi al mantenimento delle famiglie dei detenuti. L’omicidio di Cataldo Aloisio, nipote di Pirillo, invece venne eseguito per il timore di una sua vendetta, che avrebbe inevitabilmente destabilizzato gli equilibri dell’associazione mafiosa.