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Donata Colombo (Aido): "Anche Papa Francesco è dei nostri!"

"Una esperienza che lascia senza parole". Donata Colombo esponente di primo piano dell'Aido nel Legnanese (la sezione cittadina è presieduta da Maria Grazia Calini Boeri) e membro del consiglio regionale dell'Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule, a distanza pur di qualche giorno, è ancora emozionata dopo l'incontro personale con Papa Francesco. La visita è avvenuta durante il ricevimento dell'associazione in udienza nel Palazzo apostolico vaticano. Di seguito il comunicato AIDO


      Giornata speciale, il 13 aprile, per i volontari dell’Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido), ricevuti da papa Francesco.

Dopo il saluto della presidente Aido Flavia Petrin, il Pontefice ha ricorda che “gli sviluppi della medicina dei trapianti hanno reso possibile donare dopo la morte, e in certi casi anche in vita (come ad esempio nel caso del rene), degli organi per salvare altre vite umane”. Ma anche “per conservare, recuperare e migliorare lo stato di salute di tante persone malate che non hanno altra alternativa”. Quindi, sottolinea il Papa, la donazione degli organi “risponde ad una necessità sociale perché, nonostante lo sviluppo di molte cure mediche, il fabbisogno di organi rimane ancora grande”.

“Per quanti non hanno una fede religiosa, il gesto verso i fratelli bisognosi chiede di essere compiuto sulla base di un ideale di disinteressata solidarietà umana – ha aggiunto il pontefice -. I credenti sono chiamati a viverlo come un’offerta al Signore, il quale si è identificato con quanti soffrono a causa della malattia, di incidenti stradali o di infortuni sul lavoro”. Di qui l’invito a “promuovere una cultura della donazione che, attraverso l’informazione, la sensibilizzazione e il vostro costante e apprezzato impegno, favorisca questa offerta di una parte del proprio corpo, senza rischio o conseguenze sproporzionate, nella donazione da vivente, e di tutti gli organi dopo la propria morte”.

La consapevolezza del Papa è che “dalla nostra stessa morte e dal nostro dono possono sorgere vita e salute di altri, malati e sofferenti, contribuendo a rafforzare una cultura dell’aiuto, del dono, della speranza, della vita”.