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Tafferugli alla partita di calcio, parla la Rescaldinese

Dopo i tafferugli dell'ultima partita e l'arrivo di 4 pattuglie dei Carabinieri, la Rescaldinese Calcio prende la parola. La presidente Sara Di Munno rilascia un comunicato ufficiale sulla vicenda di giovedì sera, andata in scena al campo sportivo di Cerro Maggiore durante la partita contro la Virtus Cantalupo.

«La suddetta partita - afferma Di Munno - sino al 25esimo del secondo tempo è stata regolare, vissuta nella massima sportività da entrambe le squadre e dai rispettivi giocatori». Alla mancata concessione di un «ennesimo fallo di mano evidente, confermabile anche dalla squadra avversaria e da tutto il pubblico presente», sarebbero iniziate le espulsioni da parte dell'arbitro. Una serie di parolacce e esternazioni che sarebbero state interpretate in modo errato o attribuite alle persone sbagliate avrebbero poi portato a nuove espulsioni. Al secondo cartellino rosso per un giocatore della Rescaldinese, il ragazzo si sarebbe avvicinato all'arbitro «forse troppo repentinamente per chiedere spiegazioni sulla espulsione a carico del compagno».

«Da lì la tensione causata dal comportamento del direttore di gara portava i giocatori a reagire, con sì troppa veemenza, mettendo in condizione l'arbitro di ritrovatosi nel parapiglia generale di tutta la nostra squadra rimasta in campo, con probabili spinte tra i giocatori della nostra società, di spaventarsi a tal punto di sospendere realmente la partita - continua la presidente della Rescaldinese -. Questo dettato forse data dalla poca esperienza e dalla sua giovane età». Una volta sospesa la partita, poi, l'arbitro si sarebbe recato negli spogliatoi con entrambe le squadre e accompagnato dal vicepresidente della Rescaldinese avrebbe identificato in un giocatore della Rescaldinese l'autore di una ipotetica spinta nei suoi confronti.

«Non vi è stato nessun linciaggio nei confronti dell'arbitro. Non vi è stata nemmeno alcuna rissa sedata da parte delle forze dell'ordine tra le tifoserie sugli spalti. Non vi è stata nessuna rissa in campo tra le squadre né tanto meno rissa tra i nostri giocatori, a parte un acceso diverbio tra due giocatori, dopo il triplice fischio, per i quali verranno, appurati i fatti, presi eventuali provvedimenti - conclude Di Munno -. I carabinieri stessi, chiamati probabilmente a tutela della grossa partecipazione in tribuna, più di 200 spettatori almeno tra cori, fumogeni e tamburi, non hanno ritenuto altresì necessario scortare l'arbitro fuori dagli spogliatoi, ne tanto meno addirittura accompagnarlo a casa, come invece falsamente dichiarato. Chi gioca o ha giocato a calcio sa benissimo che in una partita in cui ci si gioca la salvezza c'è uno spirito di tensione molto alta, i nervi son tesi come corde di violino e comportamenti da parte del direttore di gara alquanto discutibili e poco lucidi, hanno portato a surriscaldare in modo molto acceso gli animi. Ciò non giustifica tali comportamenti che vengono comunque condannati dalla Società stessa che comunica che prenderà provvedimenti nei confronti di chi si è reso partecipe di tali proteste verbali nei confronti del direttore di gara. La scrivente società, nella persona del suo Presidente Sara Di Munno, convocato con carattere d'urgenza una riunione straordinaria del Consiglio Direttivo, si scusano comunque nei confronti della classe arbitrale e del direttore di gara per il comportamento non idoneo di alcuni suoi giocatori e si scusano anche con la società ospitante per aver compromesso il proseguo della gara»

(Chiara Lazzati)