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Rescaldina, Giorno del Ricordo: «Non chiudiamo gli occhi di fronte alle sofferenze»

In copertina, un'immagine di repertorio della celebrazione del Giorno del Ricordo a Rescaldina


Non chiudere gli occhi di fronte alle morti per non lasciare che tragedie come l'«orrore che lascia senza fiato» del massacro delle foibe possano ripetersi. É questo il messaggio che il sindaco Michele Cattaneo ha voluto lanciare a Rescaldina in occasione della celebrazione del Giorno del Ricordo, invitando tutti ad imparare a cogliere i segni e le sofferenze causate nelle persone.

«L’Italia, un paese dove tutto deve essere di destra o di sinistra anche le vittime della seconda guerra mondiale e delle sue conseguenze - ha sottolineato nel suo discorso il primo cittadino -. E allora succede che quando si ricorda la Shoah qualcuno deve dire che bisogna anche ricordarsi dei gulag o appunto delle foibe e quando si ricordano le foibe qualcuno deve dire che non tutti sono titolati o possono ricordare le foibe, anzi, a qualcuno deve essere addirittura vietato di farlo a prescindere. Ma dove andiamo di questo passo? A furia di conflitti non riusciremo mai a fare davvero i conti con la storia, non riusciremo a capire cosa è successo, quali sono le cause e gli effetti, semplicemente perché continuiamo a rifarci alle semplici categorie di pensiero, destra e sinistra che non fanno altro che sottolineare la nostra piccolezza. Vale la pena ricordare proprio per questo, proprio per ricordarci che se continuiamo a dividere il mondo in due, se continuiamo a rifiutare la memoria per fare dispetto agli altri, se continuiamo a fare differenza tra gli esseri umani, a valutare una vita più di un’altra allora sì che siamo pronti per ripetere gli errori della storia».

«Non si possono chiudere gli occhi di fronte alle morti, non si possono chiudere occhi e menti di fronte alle sofferenze atroci e al terrore di morire in fondo a un buco nel terreno - ha continuato Cattaneo -. Non si possono chiudere gli occhi pensando che queste morti siano diverse dalle morti a cui purtroppo assistiamo quasi quotidianamente. Ma d’altronde, quante volte facciamo differenze tra i morti? I morti di un barcone nel Mediterraneo sono diversi dai morti della Costa Concordia? Se chiudiamo gli occhi di fronte alle sofferenze di cui siamo testimoni ne siamo in qualche modo colpevoli. Se continuiamo a chiudere gli occhi di fronte ai morti (anche a chi muore in fondo al mare) se continuiamo a lasciarci scivolare via la sofferenza degli altri, se continuiamo a pensare di essere i migliori allora siamo colpevoli come erano colpevoli tutte le persone che anche allora hanno scelto di fare finta di niente di fronte ai morti, che hanno scelto di fare finta di niente di fronte ai profughi istriani e dalmati che si vedevano chiudere le porte in faccia dai loro connazionali solo perché qualcuno aveva deciso di "bollarli", di imporre loro lo stigma di fascisti».

«Non lasciamo che queste tragedie possano ripetersi, impariamo a cogliere i segni, a cogliere le sofferenze che causiamo nelle persone - ha concluso il sindaco - perché, solo se cominciamo dal vicino della porta accanto, dal rispettare gli altri, dal non essere causa di sofferenze solo allora potremo dire che avremo davvero onorato questi morti e solo allora potremo dire che dalla loro morte abbiamo imparato davvero, che siamo pronti per un mondo migliore».