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Franco Tosi: la deportazione dei lavoratori il 5 gennaio 1944

75 anni fa alla Franco Tosi

Fine dicembre 1943.

Era dai grandi scioperi del marzo 1943 che alla Franco Tosi si alternavano scioperi bianchi, cioè rallentamento e boicottaggio della produzione, astensioni dal lavoro di pochi minuti o di giorni interi. Gli operai erano sempre più esasperati dalle paghe basse, più basse dei colleghi di Milano, decisamente troppo basse per arrivare a fine mese, visti anche i rincari dei generi di prima necessità, difficili da reperire anche alla “borsa nera”. Erano esasperati dal continuare della guerra che comportava fame, freddo, continui allarmi-bombardamento a Legnano e il rischio della vita per amici e parenti in montagna o in città come partigiani, nelle carceri, nei lager in cui erano stati rinchiusi in qualità di IMI (Internati Militari Italiani, soldati ed ufficiali che dopo l’Armistizio dell’8 settembre ’43 avevano rifiutato di arruolarsi nella Wehrmacht), in combattimento al Sud a fianco degli Alleati o qualcuno al Nord a fianco dei nazi-fascisti. E la Franco Tosi in qualità di fabbrica militarizzata contribuiva ad armare i nazi-fascisti, a far continuare la guerra…

Gli operai a fine dicembre erano stufi. Hanno dichiarato guerra alla guerra: sciopero!

5 gennaio 1944, mattina.

Lo sciopero continuava. Gli operai occuparono gli uffici della direzione e mentre i rappresentanti della Commissione Interna parlamentavano con i dirigenti i fascisti legnanesi entrarono in fabbrica e ne furono malamente scacciati.

I fascisti si attestarono quindi fuori dai cancelli della fabbrica e telefonarono a Milano chiedendo l’intervento dei tedeschi. Questi, agli ordini del generale delle SS Otto Zimmermann, partirono subito per raggiungere la fabbrica.

5 gennaio 1944, ore 12 circa.

Teodoro Sant’Ambrogio ci ha raccontato che le trattative con la dirigenza avevano ottenuto migliorie sia economiche sia per la mensa aziendale che prima prevedeva per gli impiegati “minestra e pietanza”, cioè un secondo piatto, e per gli operai, che facevano un lavoro decisamente più pesante ed energeticamente dispendioso, la sola “minestra”. Gli operai erano radunati in cortile in attesa delle novità che avrebbero messo fine allo sciopero.

Intanto le SS erano giunte non a Legnano ma, per un’errata interpretazione della telefonata, a Melegnano e, dopo aver scoperto l’equivoco, furibondi, stavano raggiungendo Legnano.

5 gennaio 1944, ore 14 circa.

Gli operai erano tutti in cortile. Arrivarono le SS che entrarono in fabbrica con camionette e mitragliatrici. E iniziò l’inferno.

Franco Landini, ex Presidente ANPI di Legnano, racconta la sua esperienza:

“Quel giorno, innanzi tutto, ci fu un atteggiamento di ribellione da parte di tutti i dipendenti, semplicemente perché erano, eravamo stufi; poi si era diffuso un certo entusiasmo, al punto tale che il piazzale principale dell’azienda era stipato di lavoratori, convinti che la persona attesa, inviata dalla direzione, avrebbe sicuramente accolto le nostre richieste economiche.

Arrivarono, invece, i tedeschi, sollecitati dalla direzione a sedare la manifestazione spontanea di quel 5 gennaio. Appena giunsero davanti alla fabbrica si aprirono i cancelli per far accedere le camionette con le mitragliatrici già installate e pronte a sparare. Le S.S. si sono presentate, armi in pugno, ai lavoratori per leggere in tedesco un proclama, poi tradotto in italiano, che ordinava a tutti i lavoratori a rientrare nei rispettivi settori di competenza.

Ricordo bene l’episodio che ha poi determinato i primi fermi e arresti: qualcuno di noi, parlando in legnanese, tentava, senza riuscirci, di comunicare coi tedeschi, i quali decisero per tutta risposta di caricare la folla.

Un operaio addetto a distribuire i disegni, di nome Robellini, che aveva una gamba di legno, venne urtato e travolto. Ci furono subito dopo i primi lavoratori messi al muro, che ad un certo punto divennero addirittura novantadue, tra operai, impiegati e tecnici e con loro c’ero anch’io, che ero un ragazzetto.

Intanto le S.S. presidiavano i reparti. Durante la pausa del mezzogiorno, nessuno era uscito dall’azienda perché i cancelli erano bloccati, ma fuori dalla fabbrica, però, i cittadini si erano allarmati, non sapendo cosa esattamente fosse successo al suo interno invaso dalle SS. A una certa ora arrivarono alcuni camion per portare a San Vittore le novantadue persone prima messe al muro, eccezion fatta per i “ragazzetti”.

Durante la notte, però, sulla base di specifiche segnalazioni, furono prelevate dalle loro abitazioni una trentina di antifascisti che, pur non essendo esposti politicamente, facevano già parte degli organismi sindacali aziendali.”

Nei giorni successivi.

Gli operai vennero gradualmente rilasciati ad eccezione di otto, inviati al campo di transito di Fossoli e da qui al lager di Mauthausen e poi nei sottocampi: l’ingegnere Pericle Cima, Alberto Giuliani, Carlo Grassi, Francesco Orsini, Angelo Sant’Ambrogio, Ernesto Venegoni e Antonio Vitali morirono di fame, di botte, di lavoro. Paolo Cattaneo fu l’unico sopravvissuto ma si suicidò un paio d’anni dopo la fine della guerra.

Per non dimenticare.

LEGNANO - Dal gennaio 1946 ogni anno le maestranze della Franco Tosi ricordano quei loro amici ei colleghi con una commemorazione che quest’anno avrà luogo venerdi 11 gennaio 2019 alle ore 9.30 presso il magazzino centrale della Franco Tosi, cui seguirà il corteo per le strade cittadine fino al Cimitero Monumentale. Locandina e ulteriori informazioni al link http://www.legnanonews.com/news/eventi/923136/lavoratori_tosi_deportati_a_mauthausen_75esimo_anniversario_

BUSTO ARSIZIO - Cinque giorni più tardi, il 10 gennaio 1944, uno sciopero alla Ercole Comerio di Busto Arsizio si concluse nello stesso identico modo ad opera delle SS col generale Otto Zimmermann. I colleghi ricorderanno la retata il giorno sabato 12 gennaio 2019 alle ore 17.00 presso il Museo del Tessile di Busto Arsizio.

Ulteriori iniziative e informazioni al link http://www.noidellacomerioercole1885.org/una-storia-che-ci-appartiene/

ANPI – sezione di Legnano