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Violenza sulle donne, in un anno 130 richieste d'aiuto nel Legnanese

Fisica, verbale e psicologica: la violenza sulle donne è ancora una drammatica piaga sociale nel Legnanese. Ma la consapevolezza sta aumentando, le vittime stanno rompendo il silenzio e chiedono aiuto. A pochi giorni dal 25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne che ha Legnano vede un ricco calendario di eventi,  il Filo Rosa Auser Legnano della Rete Antiviolenza Ticino Olona ha presentato il bilancio di un anno d'attività.

È possibile affermare che la campagne di sensibilizzazione effettuate in questi anni stanno dando i loro frutti: il Filo Rosa nell'arco di soli 12 mesi (dal luglio del 2017 al giugno 2018) ha preso contatto con 130 donne. Di queste 84 sono state accolte e prese in carico dall'ente e la maggior parte di loro sono di Legnano, Canegrate, Parabiago, Rescaldina, Busto Garolfo e Cerro Maggiore. 

Non esiste un vero profilo delle vittime tanto che i dati raccolti dal Filo Rosa continuano a stravolgere i clichè dato che le donne che subiscono sopprusi da compagni e mariti sono per lo più italiane e diplomate. E magari non sono nemmeno economicamente disagiate. Il 43% delle vittime prese in carico dal centro locale ha chiesto aiuto spontaneamente, mentre il 12% è arrivato attraverso i Servizi Sociali e il 10% è stato spinto dai famigliari. 

«La stragrande maggioranza delle nostre utenti è di nazionalità italiana - spiega
Loredana Serraglia presidente del Filo Rosa Auser
-. C'è una leggera flessione rispetto agli anni precedenti di donne provenienti da paesi extra-europei. Abbiamo notato una prevalenza delle donne africane, seguite da quelle provenienti dai paesi balcanici non aderenti all'unione europea ed a atino americane. Per la prima volta dall'apertura del centro si è poi rivolta a noi una donna di nazionalità cinese». 

L'età delle vittime è tra i 31 i 60 anni e il 40% è sposata: «Spesso il rapporto con il marito/partner è caratterizzato da forme di dipendenza affettiva e anche economica - precisa Serraglia - , aggravata dalla presenza di figli, spesso minori. Il 24 % delle donne è nubile, fra queste incontriamo anche giovani donne, per le quali il maltrattamento è talvolta agito nell'ambito della rete familiare».

La violenza fra le mura domestiche è presente anche nelle fasce più alte dal punto di vista socio-economico: il 34% dell'utenza ha una situazione finanziaria discreta, il 9% di questa può essere definita benestante o molto agiata anche se il 54% di queste donne non svolge alcun tipo di attività professionale: «In molti casi - commenta Serraglia - l'assenza di un'occupazione comporta un calo della propria autostima e spesso queste donne vivono lo stato di dipendenza, anche economica, dal loro partner».

Come sottolinea il presidente Serraglia, il 50% delle assistite accolte ha conseguito un diploma, professionale o di maturità, o una laurea, a conferma che «ad un maggior livello di istruzione, tuttavia, non sempre corrisponde una sufficiente autonomia economica. Come si evince dal grafico precedente e da quello che segue». 

Il Centro Antiviolenza Ticino Olona comprende 50 comuni e vede quattro sportelli aperti sul territorio. Filo Auser Rosa gestisce quelli di Legnano e Castano Primo, mentre Telefono Donna è responsabile del punti di Abbiategrasso e di quello di Magenta. Questa realtà fa parte delle 27 reti presenti in tutta Lombardia che a sua volta è composta da 50 centri e 74 case rifugio. 

A livello lombardo dal gennaio a oggi risultano 8.672 le donne che hanno cercato o chiesto aiuto alla rete di servizi, di queste 3.569 nella provincia di Milano. Le donne prese in carico sono per il 61% italiane, di cui il 32% con meno di 34 anni, il 33% con un'età compresa tra 35 e 44 anni, per il 53% sono coniugate o conviventi, il 60% di loro ha figli minori, il 45% non lavora.

(Gea Somazzi)