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Ospedale, in aumento le sospette violenze di genere

Picchiate e maltrattate da uomini violenti. Aumentano sempre più le donne ferite fisicamente e psicologicamente che trovano la forza di ribellarsi con l'aiuto dei medici dell'ospedale di Legnano.

«Dall'inizio dell'anno ad oggi - spiega il dr. Giancarlo Razionale, responsabile del pronto soccorso  - sono aumentati i casi di sospette violenze di genere. Abbiamo registrato punte proprio in questo periodo estivo». Donne disperate e chiuse nel loro silenzio che trovano medici preparati a "leggere" gesti e giustificazioni inventate per nascondere la verità.

«Siamo passati da 50 casi nel 2016 a 80 nel 2017  - spiega il medico - e per il 2018 rischiamo di arrivare a più di 100. Non significa che sono aumentate le violenze, ma semplicemente che siamo più competenti nell'individuare la donna maltrattata e convincerla a denunciare». 

Sempre alta, però, la percentuale delle donne che scelgono di continuare a subire violenza per tante motivazioni tra cui la paura di perdere i figli e per questioni economiche.

In campo, con il dr. Razionale, la dr.ssa Monica Ranzini, referente per l'accoglienza in pronto soccorso delle donne vittime di violenza, e la dr.ssa Susanna Fedele dello staff della direzione socio-sanitaria. «La denuncia d'ufficio scatta solo se la prognosi supera i 21 giorni - precisano i due medici -. Per questo è importante anche nei casi meno gravi capire e gestire la situazione». 

Il "Codice Rosa" nato nel 2014 non esiste più, è stato integrato nell'elenco delle urgenze come codice giallo per garantire l'anonimato. E il personale del triage, così come i medici e gli infermieri, frequentano corsi specifici di formazione coordinati dalla dr.ssa Ranzini, che è anche vice responsabile del pronto soccorso.

«Il triage e i medici sono il "primo occhio" per poter individuare questi casi difficili - ci viene ancora spiegato -. Per noi è fondamentale riuscire a intercettare per tempo una persona in difficoltà: anziani soli o sospette violenze di genere per le quali vengono consigliate e attivare le strutture di protezione territoriale».

(Gea Somazzi)