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Stefano Travisani "testimonial" dello sport inclusivo a Palazzo Malinverni

«Due anni fa, durante un'uscita in mountain bike, sono caduto in un vuoto non segnalato. Indossavo tutte le protezioni, dalle gomitiere al casco, ma ho riportato ugualmente una lesione midollare a seguito della quale ho perso l'uso delle gambe. Durante la fase di riabilitazione ho provato il tiro con l'arco, per recuperare l'uso del tronco dopo essere stato allettato per tre settimane: mi hanno detto che ero bravo e così ho deciso di continuare. In due anni ho fatto il mio percorso di crescita, e nel giugno scorso ho vinto il Campionato italiano Targa Para Archery». 

Così, con una semplicità disarmante, racconta la sua storia Stefano Trevisani, campione paralimpico di tiro con l'arco, che questa mattina, giovedì 10 agosto, è stato ospite a Palazzo Malinverni. Con lui, il sindaco Gianbattista Fratus, l'assessore alle politiche sociali Ilaria Ceroni, il presidente della UILDM cittadina Luciano Lo Bianco e la presidentessa della Castoro Sport di Legnano Carmen Galli e Stefania Laguardia di Legnano Futura hanno parlato di sport e disabilità.

«Lo sport è sempre stato un aspetto importante della mia vita - ha raccontato Trevisani -, e mi ha dato l'occasione di realizzare qualcosa di grande nonostante tutto. Per me è uno stimolo, io sono in questa condizione solo da due anni, ho avuto tutto sommato anche poco tempo per riflettere, ma è molto facile cadere in depressione: quando prendo in mano il mio arco, però, io mi dimentico anche di essere seduto».

A testimoniare l'importanza dello sport come fattore inclusivo, questa mattina, non è stato però solo il campione paralimpico, ma anche tanti altri atleti locali, che hanno raccontato la loro esperienza, tra emozioni ed ostacoli.

Come Gianluca, che ha provato a dedicarsi al weelchair hockey, assaporando la bellezza del concetto di squadra ma scontrandosi anche con i costi proibitivi e le difficoltà che deve affrontare chi è costretto a fare il "migrante sportivo". O Giuseppe, che ha cominciato a sei anni con l'ippoterapia ed ha finito per diventare un vero e proprio campione di dressage. O Samuele, nuotatore "specializzato" nei 50 e 100 metri stile libero.

Ed è proprio nella direzione della vicinanza ad uno sport inclusivo che ha intenzione di muoversi l'amministrazione comunale, per «far capire che ci sono persone che vivono non un mondo diverso, ma lo stesso mondo in maniera diversa, e far diventare normale la diversità», come ha ricordato Gianbattista Fratus.

Vicinanza che, ha spiegato l'assessore Ceroni, si tradurrà in «progetti di inclusione legati all'abbattimento delle barriere sia architettoniche, sia sociali a tutti i livelli. Certamente serviranno delle partnership, perchè in questo momento la spending review è forte, ma avremo sempre una forte attenzione verso chi vuole perseguire obiettivi sociali».

E proprio per iniziare a muoversi sin da subito nella "lotta alle barriere", associazioni ed amministrazione hanno già più di un'idea. «Serve un laboratorio di promozione culturale - è l'idea di Carmen Galli -, per far capire a tutti che noi non rappresentiamo il mondo disabile, ma rappresentiamo la vita. Legnano è una città bellissima, e lavorando tutti insieme possiamo farne una città ancora più bella, aperta all'accoglienza di tutti».

Organizzare a Legnano la partita del cuore tra la Nazionale presentatori e un'altra squadra ancora da definire - con un corollario di altri eventi a fare da apripista alla manifestazione -, invece, è la proposta (ancora in fase di progettazione) di Luciano Lo Bianco per giugno 2018, quando la sezione legnanese della UILDM compirà 50 anni. Qualora l'iniziativa andasse in porto, «i proventi che verranno raccolti saranno destinati all'installazione di giochi inclusivi nei parchi dei Comuni del Legnanese che accetteranno di prendere parte a questa sfida».

(Leda Mocchetti)