Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità, se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Parabiago: approvato, tra le polemiche, il rendiconto

Dopo una prima seduta a vuoto per mancanza del numero legale, Parabiago ha approvato il rendiconto di gestione 2018. La seduta, più che per il contenuto del suo unico punto all'ordine del giorno, però, ha tenuto banco per le ennesime assenze tra le fila della maggioranza: mancavano all'appello i consiglieri Andrea Lotterio, Paolo Rimoldi, Giorgio Pattarello e Francesca Garavaglia, oltre ai consiglieri di opposizione Laura Schirru, Edoardo Bollati e la presidente del consiglio Anna Maria Cogliati.

LA SFERZATA DELLA CONSIGLIERA GHIANI - «La discussione sul rendiconto di gestione rappresenta il momento di sintesi dell'amministrazione dell'annualità e la verifica politica, prima ancora che contabile del raggiungimento degli obiettivi da parte di chi ha il compito di governare la città - il commento della consigliera e capogruppo di Noi Democratici Impegnati Alessandra Ghiani -. La verifica passa anche attraverso i numeri. E i numeri dell'amministrazione Cucchi per il recente passato sono i seguenti: poco meno di una decina di consigli comunali rinviati in seconda convocazione per la mancanza del numero legale determinato dal dissenso interno dei consiglieri di maggioranza (e lo stesso dato vale per le commissioni consiliari). Almeno tre consigli in cui la discussione si è potuta tenere esclusivamente per il senso di responsabilità dei consiglieri di opposizione che hanno garantito con la loro presenza il numero legale. Due consiglieri della Lega che si sono dimessi dal loro ruolo di commissari / presidenti delle commissioni. La celebrazione di cinque consigli comunali per eleggere il presidente del consiglio, 63 votazioni per eleggerlo e infine l'elezione di un consigliere di opposizione non certo spinta da fair play istituzionale, ma dall'impossibilità di una sintesi interna alla maggioranza. I numeri, questi numeri, bastano a rappresentare la situazione. Qual è la conclusione? Molto semplice: signor sindaco, lei ha fallito».

Oltre al primo cittadino, poi, Ghiani ha chiamato in causa anche i consiglieri "dissidenti" stessi. Proprio loro, secondo Ghiani, sarebbero egualmente responsabili della situazione che si è venuta a creare: «coloro i quali hanno espresso a più riprese il loro dissenso in maniera più o meno velata ma che non staccano la spina a questa amministrazione agonizzante». «Il voto di questa sera non è un voto tecnico - ha concluso Ghiani - ma un voto dalla forte valenza politica. Lo è ancora di più essendo arrivati a votare il rendiconto di gestione in seconda convocazione non certo per caso. Questa è la sede per esprimere il dissenso. Tutto il resto sono solo perdite di tempo».

LA RISPOSTA DALLA MAGGIORANZA - Se il sindaco Raffaele Cucchi ha deciso di non rispondere nel merito della crisi di maggioranza, hanno preso parola, invece, i consiglieri Gianemilio Belloni (Forza Italia) e Luca Ferrario (Lega).

«Per l'ennesima volta mi costa osservare l'assenza di troppi colleghi del gruppo di maggioranza. Non è una novità - ha affermato amaramente Belloni, indicato come candidato presidente del consiglio della maggioranza, poi "tradito" in sede di voto segreto -. Pur sentendomi ancora rattristato per il comportamento dei consiglieri di maggioranza nei giorni scorsi per trovare un sostituto al compianto dottor Borghi come presidente del consiglio comunale, garantisco il mio voto favorevole per il lavoro amministrativo svolto dalla giunta».

Il consigliere Ferrario, invece, ha risposto all'opposizione in merito ad alcune sue affermazioni sulla situazione politica parabiaghese e sulla «gestione politica fallimentare». Affermazioni non smentite ma confermate. Con l'invito, però, a non decontestualizzarle. «Confermo la mia opinione sulla gestione politica fallimentare - ha ribadito Ferrario -. Era riferita all'elezione del presidente del consiglio comunale, però. La gestione politica è fallimentare, non quella dell'amministrazione».

(Chiara Lazzati)