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Servizi Sociali, Colombo: «Un errore tornare alla gestione "casalinga"»

L’attuale amministrazione del Comune Legnano ha manifestato l’intenzione di non rinnovare i contratti di servizio con l’Azienda speciale consortile So.Le. e di tornare a gestire in proprio  alcuni servizi sociali (tutela minori, inserimenti socio-lavorativi, assistenza domiciliare).

«Una decisione - commenta con amarezza sulle pagine della rivista Polis l'ex assessore ai servizi Sociali del Comune di Legnano, Gian Piero Colombo - in totale controtendenza rispetto alle linee di indirizzo della Regione Lombardia (guidata dal centrodestra, esattamente come il Comune di Legnano) sui Piani di Zona, che da molti anni indicano nella gestione associata la forma più idonea per realizzare, a livello locale, un sistema di servizi integrato e capace di affrontare i bisogni delle fasce più fragili della popolazione»

Secondo Colombo tornare al vecchio modello di gestione “casalinga” è una «“vision” molto ristretta e che ci siano delle evidenti stonature nel modo di intendere le politiche sociali» e  smentisce quella che è la principale critica che la Giunta di Legnano muove nei confronti dell’Azienda So.Le. (vedasi le dichiarazioni del vicesindaco nel Consiglio comunale dello scorso 15 ottobre) riguarda l’assenza di un piano industriale/strategico: «Sino ad oggi l’Asc So.Le. e il suo staff direttivo hanno operato sulla base di un chiaro indirizzo strategico con l’obiettivo di cercare sinergie e risparmi grazie alle economie di scala, di superare la frammentazione esistente, di condividere e valorizzare le competenze presenti nei Comuni e di erogare servizi di qualità a costi sostenibili: è evidente che il Comune di Legnano, qualora dovesse uscire dalla gestione associata, non potrebbe beneficiare di tali vantaggi». Rispetto a questo punto, che rappresenta il cuore strategico della programmazione aziendale, Colombo ritiene che «l’Asc So.Le. abbia conseguito importanti risultati, triplicando in due anni il fatturato e consolidando progressivamente la struttura organizzativa senza costi aggiuntivi per i Comuni».

Gli altri rilievi critici avanzati dalla Giunta legnanese riguardano il servizio tutela minori, in particolare i collocamenti in comunità, che hanno comportato nel periodo di gestione aziendale un incremento dei costi a carico del Comune: «Una decisione - precisa Colombo - che non viene presa dal servizio, bensì dall’autorità giudiziaria. A luglio del 2015 (data in cui il Comune ha trasferito l’attività all’Azienda) i casi in carico alla tutela del Comune erano 153, con sole due assistenti sociali dedicate e due psicologhe part-time (con contratto libero professionale). Si è operato per  incrementare le ore settimanali di assistente sociale e di psicologo dedicati ai casi di Legnano, allineando gli standard relativi alla sezione legnanese del Servizio tutela aziendale, in rapporto a quella degli altri nove Comuni, e all’incremento degli utenti presi in carico, che sono diventati 264 al primo ottobre 2017 e 276 al 30 settembre 2018»

(Valeria Arini)