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Green Book, "il solito film moralista?”: No, proprio no!

Siamo negli Anni 60’, il razzismo in America è un problema e le persone di colore non sono ben viste.
È “il solito film sul razzismo pesante che va agli Oscar per vincere tutto a mani basse" oppure  “il solito film moralista?”. No, direi proprio di no. 
Lo ammetto, non mi ero informato molto sulla pellicola e sono andato al cinema pensando di trovarmi davanti una storia non particolarmente leggera. Ma, per fortuna, mi sono piacevolmente sbagliato.

Green Book è un film che parla di razzismo ma in maniera intelligente e leggera, ci fa vivere una gran bella esperienza cinematografica a metà tra il classico dramma ed una commedia positiva. Un mix questo che ci permette di affrontare due ore di pellicola come dovrebbero fare tutte le altre, quelle che vogliono colpire lo spettatore. 

Ma cos’è il Green Book? Una piccola guida per persone di colore che consiglia i “posti adatti” a loro, dove sono ben accetti insomma. Solo questo fatto, credo, fa già rimanere di stucco uno spettatore che non conosce le vicende e che certe difficoltà non le ha mai vissute. 

Ma il film di cosa parla? Trovatosi senza lavoro, l’italoamericano Tony Lip cerca un nuovo impiego per poter mantenere la famiglia. Dopo un colloquio singolare, decide di accettare il posto come autista offertogli da Don Shirley, talentuoso pianista afroamericano deciso a realizzare una tournè nel sud degli Stati Uniti, non proprio il posto migliore per le persone di colore a quei tempi. 

Il punto forte del film è la già citata scelta azzeccata dei toni, adulti ma non soffocanti, il tutto accompagnato da due ottime interpretazioni dei protagonisti, Viggo Mortensen e Mahershala Ali (entrambi nominati agli Oscar rispettivamente come miglior attore protagonista e miglior attore non Protagonista). Soprattutto la performance di Ali è davvero intensa e ci mostra tutte le doti da gran attore.

Ispirata a fatti realmente accaduti, è la storia di una grande amicizia improbabile tra due persone totalmente diverse, ma che sanno andare oltre i pregiudizi. Il tocco in più è l’empatia che serve al pubblico per poterlo apprezzare nella sua totalità.

Chiudo citando Tony Lip “Non vinci con la violenza, vinci quando mantieni alta la tua dignità.”

Voto: 7,5

(J.J. Bustamante)