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lunedì, 23 gennaio 2017
 
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Metalmeccanici, 5mila esuberi e boom di voucher

Nel settore metalmeccanico si contano 5mila esuberi in Lombardia e boom di voucher lavoro. Mirco Rota, segretario generale della FIOM Cgil Lombardia afferma: «i lavoratori vivono nel disagio, non ci sono barlumi di ripresa». 

Secondo il sindacalista nel mese di novembre nel settore metalmeccanico si sono registrati 418 esuberi: «Dall'inizio dell'anno i dipendenti messi in mobilità tra le tute blu sono 4221. Il raffronto tendenziale con l'anno 2015 disegna una diminuzione dell'istituto del licenziamento. Infatti nel mese analogo alla rilevazione dello scorso anno erano stati licenziati 771 lavoratori, per un totale di 5979 dall'inizio del 2015. Naturalmente il dato riguarda le grandi e medie imprese, che possono fare ricorso alla legge 223/91 sui licenziamenti collettivi».

All'interno della torta dei licenziamenti a fare la parte del leone sono i distretti industriali di Milano (157 esuberi), Varese (78), Como (53), Brescia (45), Bergamo (34). «Come già evidenziato in precedenti occasioni - afferma Rota -, il tetto degli esuberi sfiorerà la cifrà di 5mila unità, si tratta di una cifra che unita a quella della cassa integrazione, delinea un'emorragia sempre molto preoccupante per il comparto e che rende indispensabile da parte di Regione Lombardia l'impegno a rifinanziare il fondo destinato alla legge regionale sui contratti di solidarietà. Di sicuro non si può parlare di inversione di tendenza o di uscita dal tunnel della crisi».

Si avvicina la fine dell'anno e il sidnacalista Rota annuncia che i «licenziamenti sono vicinissimi alle 5000 unità, come già avvenuto nei precedenti anni. Le assunzioni non ripartono, solo i voucher hanno un aumento esponenziale. Anche nella nostra Regione, dove da tempo si enunciano risultati eccellenti per quanto riguarda le politiche attive, bisognerebbe intervenire per favorire la ripresa di settori in difficoltà, penalizzare lo strumento che legalizza lo sfruttamento dei lavoratori con i voucher oltre che la precarietà di alcune forme di lavoro. Diversamente dovremo registrare questa situazione, negativa è pericolosa anche sul piano sociale. Troppa gente anche in Lombardia è costretta a vivere in difficoltà sia di salario che di prospettiva lavorativa. Tutto ciò non è per nulla condivisibile soprattutto in una regione economicamente tra le più ricche e industrialmente avanzata».

(Gea Somazzi)

Pubblicato venerdì 09 dicembre 2016 - 977 visualizzazioni
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